CASO MENSE, “IL FRANCHINI
FASE 1 DELLA PRIVATIZZAZIONE”
LA PROTESTA ESPLODE E ARRIVA AL SANTA MARIA”
Il punto di Cisl Fp, Nursind, Fials, Anaoo Assomed, Fassid, Cisl Medici,
Aaroi-Emac e Fvm
L’arrivo dei pasti di Montecchio su Reggio farebbe esplodere il servizio da
72.000 pasti/mese
La strategia ora è chiara”. Il Consiglio comunale intanto vota contro i
lavoratori
Reggio Emilia, 6 febbraio 2026 – “Non è una lite di cortile della Val d’Enza. A Montecchio si gioca una
partita importante: non solo il destino di una mensa e di una cucina, ma il
futuro di un servizio di welfare che riguarda oltre 7.100 lavoratori in tutta
la provincia. Chiudere Montecchio è la fase uno di una privatizzazione generale”.
Non
arretrano Cisl Fp, Nursind, Fials, Anaoo Assomed, Fassid, Cisl Medici,
Aaroi-Emac e Fvm, presenti ieri sera con i lavoratori nel Municipio di
Montecchio, mentre il Consiglio comunale respingeva a maggioranza due mozioni
dell’opposizione a tutela della mensa e delle cucine dell’Ospedale Franchini.
La trattativa con Ausl è formalmente
ancora aperta per pochi giorni, ma il quadro è ormai chiaro: “Il Franchini non
è un caso isolato. L’obiettivo dell’azienda è affidare ai privati, in blocco,
la ristorazione per personale e pazienti. Ora si spiegano il rifiuto di fermare
le forbici su Montecchio e il no ad una riforma ordinata, insieme ai sindacati,
sul sistema mense”, affermano i sindacati.
La protesta si allarga, quindi. Il 12 febbraio è stato richiesto un incontro
all’alleanza sindacale dai lavoratori della mensa del Santa Maria Nuova. Dove
la situazione è pesante. Spazi e logistica al limite, attrezzature usurate, 25
anni di ristrutturazioni mancate. I 35 operatori del servizio sono costretti a
turni massacranti (dalle 6.30 alle 20.30), sette giorni su sette.
UNA "MACCHINA DA GUERRA" SOTTO
PRESSIONE
La cucina di Reggio è una bocca da fuoco da 72.000 pasti al mese per pazienti e
lavoratori del Santa Maria e di un sistema provinciale che tiene in piedi da
sola: ogni giorno, la cucina prepara 1.500 pasti per i pazienti del distretto
di Reggio, circa 500 per i dipendenti del Santa Maria, un centinaio per
Scandiano e circa 280 per l’area San Lazzaro.
LE RICADUTE DEL FRANCHINI SUL SANTA MARIA
La chiusura del Franchini rischia di essere la goccia che fa traboccare il
vaso: “Sul Santa Maria ricadrebbero altri 4.500 pasti al mese, dando per buoni
i numeri di Ausl. L’azienda sa che così il sistema esploderebbe, aprendo la
strada al privato. È per questo che Ausl ha rifiutato di fermarsi e di
discutere una riforma con i sindacati”.
IL SISTEMA MENSE, ECCO LA MAPPA
Il servizio mensa Ausl serve oltre 7.100 lavoratori in tutta la provincia e
oggi è frammentato in sei modelli diversi, con forti disuguaglianze. Per il
distretto di Reggio Emilia (4.900 dipendenti, inclusi quelli del Santa Maria)
la mensa è interna solo per l’ospedale, ma non per i dipendenti dei servizi
territoriali (Salute mentale, Rems, Servizio infermieristico domiciliare,
ecc.). Per loro solo locali convenzionati. Correggio, con 416 dipendenti, è il
vero “buco nero”: niente mensa interna, pasti dei pazienti appaltati e assenza
di un bar da oltre 20 anni. Guastalla ha perso la cucina nel 2024, con
esternalizzazione del servizio; ai suoi 656 professionisti restano solo buoni
pasto. Castelnovo Monti (330 dipendenti) ha cucina e mensa esterne. Per i
pazienti e i 430 dipendenti di Scandiano
i pasti sono prodotti a Reggio, e poi serviti ai lavoratori da personale Ausl
nei locali della mensa interna. Infine, c’è il rebus sui 467 lavoratori di
Montecchio, fino ad oggi con un servizio 100% interno.
MONTECCHIO E IL CONSIGLIO
“Spiace che, a fronte di tutto questo, il Consiglio comunale di Montecchio abbia scelto
di mettere da parte la ricerca di unità per promuovere, invece, le posizioni
della dirigenza di Ausl, dannose per i lavoratori. Da Montecchio poteva e può
ancora nascere un progetto che farebbe bene a tutta la provincia. Rispettiamo
lo stesso la scelta, pur ricordando che il pasto personalizzato al Franchini è super
fattibile, scegliendo la strada della riforma. Ausl faccia la scelta giusta”,
chiosano i sindacati.