Polizia locale e sicurezza in montagna
Intervista a Gennaro Ferrara, Segretario Generale Cisl Fp Emilia Centrale
Ferrara, cosa sta succedendo alla Polizia Locale dell’Unione Montana?
Sta succedendo che i cittadini dell’Appennino rischiano di rimanere senza un servizio essenziale. Da anni segnaliamo una carenza strutturale di personale, pensionamenti non sostituiti, decisioni unilaterali dei Comuni e un’organizzazione che non regge più. La Polizia Locale è allo stremo, e lo dico non solo a nome della CISL FP Emilia Centrale, ma insieme a FP CGIL, SULPL e alla RSU: serve un intervento politico urgente.
Dove individuate le responsabilità principali?
I sindaci hanno creato l’Unione nel 2017 per garantire sicurezza a tutta la montagna. È stato un atto politico importante, che prevedeva un organico stabile, una gestione unitaria e investimenti condivisi. Oggi, però, quell’impegno è stato disatteso. Ogni Comune torna a pensare al proprio orticello e l’Unione resta senza una guida. Il risultato è che la Polizia Locale deve coprire un territorio enorme con numeri insufficienti. E chi ci rimette sono i cittadini.
Il tavolo del 27 novembre è stato molto teso. Cosa è accaduto?
Abbiamo portato problemi reali: turni scoperti, ritiro di comandi senza confronto, assenza di un piano assunzionale, mezzi insufficienti, videosorveglianza non coordinata. La delegazione di parte pubblica non ha saputo dare risposte. Senza un mandato politico chiaro, è impossibile gestire un servizio di questa portata. E infatti il tavolo si è bloccato.
Avete ricevuto una risposta dalla Giunta?
Sì, una PEC il 4 dicembre. Ma non rispondeva a nulla di ciò che avevamo chiesto. Si limitava a proporre un incontro il 17 dicembre. Lo abbiamo detto con chiarezza: non è una risposta. Non basta prendere tempo, servono decisioni. Per questo abbiamo inviato un documento molto preciso ai Sindaci e alla delegazione trattante.
Cosa chiedete concretamente come organizzazioni sindacali?
Tre cose, chiare e realizzabili:
1. Un piano straordinario di assunzioni.
Senza personale non si garantisce la sicurezza. Lo sanno tutti, ma nessuno decide.
2. Una governance unica e stabile.
L’Unione deve funzionare come Unione, non come sette Comuni scollegati.
3. Investimenti seri sulla sicurezza.
Mezzi, dotazioni, videosorveglianza, protezione civile incardinata nel servizio, cofinanziamento dei bandi regionali.
Non stiamo chiedendo privilegi: stiamo chiedendo che l’Unione faccia quello che aveva promesso ai cittadini.
Qual è la situazione attuale dei lavoratori?
I lavoratori stanno tenendo in piedi il servizio con grande senso di responsabilità, ma non possono essere lasciati soli. Lo dico chiaramente: la Polizia Locale dell’Unione Montana non può essere trattata come un servizio residuale. È un presidio di legalità, sicurezza, vicinanza alla comunità.
E questo lo sosteniamo tutti insieme: CISL, CGIL, SULPL e RSU. Non c’è una voce singola, c’è un fronte unitario.
Cosa vi aspettate dal confronto del 9 dicembre?
Ci aspettiamo che venga messo all’ordine del giorno – e trattato per primo – il tema politico della sicurezza della montagna. Non esiste una contrattazione economica seria senza chiarire prima come intendono strutturare il servizio, assumere personale e garantire la continuità operativa.
Abbiamo chiesto la presenza del Presidente dell’Unione. È una questione politica, non tecnica.
Un messaggio ai cittadini dell’Appennino?
Semplice: noi siamo dalla vostra parte. Non stiamo facendo una battaglia sindacale fine a se stessa. Stiamo chiedendo ciò che serve per garantire sicurezza alle vostre famiglie, ai vostri paesi, alle vostre strade.
La montagna è metà provincia e merita servizi all’altezza. I sindaci devono dimostrare di saper governare l’Unione, non solo il proprio Comune.
Noi ci siamo, e continueremo a pretendere risposte.